03 novembre 2013

Pensieri - Di gaming, retrogaming e fantascienza



foto: Marco Abis on Flickr

Di ritorno da una splendida giornata d'agriturismo, in questo novembre che sembra riproporci ancora un pezzetto di primavera, come a volerci confortare e prometterci "dai, in fondo siete fortunati lì in Sicilia, penate un paio di mesi al massimo e poi tornate a veder risplendere un caldo sole", eccomi riprendere la tastiera per immortalare un paio di elucubrazioni che di bucolico hanno ben poco.

Sono mesi che rifletto su quali siano le mie priorità nella vita, quali siano le cose davvero importanti, di quali persone circondarmi, quali tenere a distanza, se sbattermene dei quattro interrogativi precedenti e continuare a tirare avanti a casaccio, oppure affidarmi ad un minimo di progettualità. Invero quest'ultima non mi ha mai portato a grandi risultati (forse non ne sono capace, non nel medio e lungo termine) quindi saltando di pensiero in pensiero e di palo in frasca, mi sono domandato cosa mi piace davvero fare quando non penso a robe pese come le su citate. Di questo scriverò nel breve post che avete dinanzi, auspicabilmente affinché possa rileggerlo fra mesi o anni e constatare se (che?) qualcosa è realmente cambiato.

Il gaming. Ho sempre meno tempo per giocare (stornello davvero banale, ma tant'è...), ma sento di restare ancorato ancor oggi a questa mia primaria passione. Iniziai a giocare a 9 anni, adesso riesco a farlo solo per pochi minuti alla settimana, ma reputo sia importante che ricavarmi una piccola nicchia per poterlo preservare. Per questo faccio incetta di giochi in offerta, recuperati on-line o nel cestone delle offerte al centro commerciale, scarico giga di dati dal PlayStation Plus sebbene sappia che non arriverò a giocare neanche 1/10 di quei fantastici giochi "gratuiti". La maggior parte di quelle storie rimarranno lì chiuse col lucchetto nello scrigno della potenziale meraviglia, quel luogo dove la fantasia viene alimentata, affascina, si mischia alle sinapsi e diventa creazione. Sì, sono convinto che l'esperienza videoludica sia una valida fonte d'ispirazione, di alimentazione, oltre che di distensione. Lo è per me, Continuerò ad illudermi che arriverà il giorno in cui avrò spacchettato tutti quei giochi ancora incellofanati. Ogni tanto ne porterò a termine uno e sui titoli di coda proverò la Soddisfazione.

Come particolare declinazione del gaming, il retrogaming sta assumendo sempre più importanza nella mia vita. Sarà che appunto ho iniziato da piccolo ad entrare in contatto con quel profumato hardware ad 8-bit che ha lasciato traccia indelebile financo nelle mie cellule olfattive, sarà anche l'avventura intrapresa da qualche anno con gli amici di Archeologia Videoludica, sento che il recupero dei giochi passati, della storia e delle radici della mia odierna passione qui esaminata al punto 1 (vedi sopra), ma anche semplicemente il replicare sensazioni già provate nella mia infanzia in profumate librerie con il pad in mano, piuttosto che in luridi anfratti con gli occhi fissi al CRT di un cabinato arcade, sia veramente diventato importante per il sottoscritto. Il top della pace dei miei sensi retroludici l'ho raggiunto qualche giorno fa, quando ho coniugato il device elettronico che più tempo stringo in mano nel corso della giornata (l'iPhone) con un aggeggino che ho inseguito a lungo in rete al fine d'acquistarlo al prezzo più contenuto (l'8-Bitty di ThinkGeek, il figherrimo joypad compatibile iCade). Questo è il necessaire per creare la mia postazione mobile MAME, sempre con me nel borsello, sempre disponibile, sempre pronta a riaccendere antichi ardori, riproporre ancestrali sfide, farmi nuovamente provare (seppur in modo parziale, lo ammetto) l'ebrezza del gettone e di quei fumosi locali sempre pronti a stupirmi coi loro colorati effetti di luce e suoni sintetizzati d'altri tempi.

Il mio kit di sopravvivenza videoludica: iPhone + 8-Bitty.

L'ultima passione che mi sento d'annoverare è qualcosa che è cresciuta con me sin dai primi anni, sin da quando alla fatidica domanda "che vuoi fare da grande?" la mia unica risposta fu "l'astronauta". Sì, chissà quanti bambini a cavallo tra anni '70 e '80 hanno pronunciato quella parola, tanto intrisa di misticismo ancestral-tecnologico. Per me il tutto s'è tradotto in una passione sfrenata per la fantascienza. Dal giocare a riprodurre con tavoli e sedie, nel buio della stanzetta, l'esperienza che io immaginavo fosse quella di un viaggio stellare, fino al giorno d'oggi, a consumare film e serie TV a tema, anche (e sadicamente) a volte al limite della decenza (Smalville, Fringe, Battlestar Galactica, grandi classici come Spazio 1999 e addirittura la sfortunata reiterazione di Star Trek, Enterprise, per citarne solo alcune). La fantascienza innesca in me il fantastico che si traduce in ottimismo e voglia di fare. Perché privarmene?

Continuerò ad alimentarmi delle mie passioni ancora a lungo, preferibilmente fino alla fine di questo corpo.

2 commenti:

HellCiccio ha detto...

Gran bel post dal sapore nostalgico. Condivido la tua situazione, anche io mi pongo le stesse domande... Tra l'altro sto per compiere il passo che hai compiuto tu poco tempo fa, fra casa nuova, nuova vita, matrimonio, etc... Purtroppo la dimensione ludica si riduce ai minimi termini eppure sento nel profondo di me che è una cosa che non si deve perdere nei meandri della condizione adulta... Sarebbe come perdere di vista un lato importante di noi stessi, non trovi?

Peppe "Jones" Scaletta ha detto...

Sai Marco, mi sono reso conto che puoi anche provarci a mettere da parte le passioni, puoi anche convincerti di riuscirci, ma quando il cuore batte... sarà sempre un voler tornare all'ovile! Credo sia importante preservare, seppur ridimensionata, quella parte di sé. Con l'ovvia (ma non tanto) complicità della dolce metà. Un abbraccio.

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