Salve. Vi ho già numerose volte rotto la testa prima con le notizie sullo Yoga, poi più recentemente con le mie impressioni sul viaggio dell'anno scorso in India, e certamente fosse per me non sarei qui a scrivervi stasera di quello che sto per scrivervi, perché sono innanzitutto convinto della necessità di lasciare che la vita di ognuno si plasmi secondo i propri accadimenti, seguendo quel flusso che è naturale, che "potrebbe" ma a volte "non è".
E invece eccomi, a molti non interesserà, lo so; questo blog è nato fin dall'inizio con lo scopo di lasciare una traccia indelebile (per quanto lo possa essere un post in rete) dei miei pensieri prima di tutto per me stesso, perché fra X anni possa battermi fragorosamente un palmo sulla fronte e ricordarmi di ciò che ero e ciò che elucubravo. Invece stasera scrivo anche per chi mi legge, in un eccesso (qualcuno penserà) di presunzione od ostentato proselitismo, ma chi mi conosce sa che il mio primo mantra, ancor prima che questo termine acquisisse per me un significato ben più profondo e attinente alla realtà, è per parecchio tempo stato "condivisione".
Esaurita la doverosa premessa, mi piacerebbe quindi brevemente darvi qualche indizio su ciò che, inevitabilmente, mi ha reso una persona differente, negli ultimi anni. No, non "differente" come "migliore" ma semplicemente "diversa" rispetto al quel mio status che non mi piaceva, non mi soddisfaceva affatto. Chi mi conosce un po' meglio sa quel che intendo e starà già ridacchiando sotto i baffi, ma tant'è... :)
Da un paio d'annetti a questa parte ho vissuto più da vicino il concetto di Yoga, che già solo a guardare la pagina di Wikipedia sembra una roba parecchio esotica, trascendentale e lontana dall'attualità della nostra vita quotidiana (non volevo fare la rima con quotidianità :p) e invece così non è, nonostante ciò che potete pensare. "Fare Yoga", impegnarsi un paio di volte a settimana per prendersi cura di sé stessi prendendosi cura del mondo, condividere con gli altri praticanti seppur lavorando col sé, vuol dire molte cose. Non vuol dire palestra, sebbene l'aspetto fisico sia presente e sia di notevole impatto. Non mi stancherò mai di dire che nel periodo in cui praticavo due volte a settimana già il mio atteggiamento corporeo dimostrava un notevole benessere per mezzo di una postura più corretta, figuriamoci quando mi alzavo giornalmente alle cinque del mattino (splendida attitudine acquisita in India) per il saluto al sole... Adesso da un po' a causa di un piccolissimo incidente il tempo che dedico a me stesso si è ahimè accorciato e sono stato costretto ad interrompere la pratica mattutina e i risultati si vedono: sono un rottame!
Tornando a noi, lo Yoga per me non è solo stare in forma così come non dovrebbe esserlo per ogni praticante. Non è nemmeno soltanto trovare uno spazio interiore, essere in pace con sé stessi nel momento in cui si pratica la cosiddetta (e tanto abusata nella sua definizione) "meditazione". Ma che cos'è la meditazione? Vi assicuro che non è niente di ciò che si può insegnare in un corso da 8 ore o che si acquisisce dopo un mese di Yoga. Ma neanche un anno. Non c'è un "tempo per meditare", c'è una vita, ed ognuno di noi capirà quando avrà realmente meditato o quando solo ci si sarà avvicinato. Molti altri non lo capiranno nemmeno. Altri, la quasi totalità, non mediteranno mai. L'equilibrio interiore quindi sarà notevolmente stimolato e messo alla prova, aiutato, ma neanche l'aspetto psichico esaurisce il concetto di "fare Yoga".
C'è un altro aspetto parecchio importante, e se siete arrivati a leggere fin quaggiù, forse per curiosità, forse perché realmente interessati, non posso che ringraziarvi di già, solo per esserci arrivati. Se allora vi state chiedendo a cosa alluda, sappiate che mi riferisco allo stile di vita, e il mio incontro con Swamiji e il conseguente viaggio in India hanno aperto per me questa nuova prospettiva, la più importante.
Mi rivolgo nuovamente a coloro che mi conoscono più da vicino: ricordate quanto ero prossimo al nervosismo, all'ansia, allo sbattimento 2-3 anni fa? Certo, non a livelli patologici, ma sapete che somatizzavo facilmente le mie beghe sul campo professionale così come della realizzazione personale. D'altronde il grande cambiamento di spostarsi da una provincia all'altra (miiiiii, incredibile vero?) non è stato completamente privo di traumi. Eppure lo Yoga mi ha messo su un binario ed io ci sono rimasto sopra inconsapevolmente allineato per diversi mesi, senza andare però oltre quei due aspetti (fisico e psichico). Poi la fortuna di seguire Gio nei suoi incontri e di imbattermi in Swami Ananda Chaitanya. Anche lì, non è che si incontra una persona e la vita svolta da un momento all'altro! Ci si avvicina, lo si studia, ci si approccia anche con parecchi dubbi, ci si allontana e poi... poi... poi si passa ad uno stato ulteriore. Non so se riuscirò a spiegarvi ciò che è stato per me. Ovviamente non mi aspetto che accada a tutti coloro i quali incontreranno Swamiji. Sappiate che è una persona molto solare ma allo stesso tempo profonda, difficile da inquadrare, eppure semplicissima. Davanti a lui mi pongo con un certo timore reverenziale ma allo stesso tempo con la consapevolezza di potermi aprire e soprattutto di scoprire nelle sue parole, nelle sue riflessioni e considerazioni, un pezzetto dell'universo. È come se avesse una visione chiara su molte cose (tutto?) e riesca addirittura a trasmetterla, che siano ovvietà, robe che uno al momento esclama "è vero, è così, come ho fatto a non pensarci prima", altre invece "certo sarebbe bello che fosse così, chissà", altre ancora semplicemente "forse non ci arrivo", ma il tutto è presentato con una tale semplicità ed un approccio così diretto e calato nella quotidianità che... insomma sì, mi ha cambiato la vita. Ma sono tuttora in continuo cambiamento e chissà la vita dove mi porterà. Per adesso ad ascoltare le sue parole e confrontarle con quanto mi circonda, con spirito critico. Ciò ovviamente non mi isola dal resto del mondo e non mi porta lontano da ciò che ero e dai miei cari, dai miei amici. Mi dà solo un'altra prospettiva, un'angolazione dalla quale guardare il mondo, me stesso, gli altri. Poi lui ha il dono di saperti inquadrare con uno sguardo ed adattarsi al tuo modo di porsi, così chiunque si approccia a lui può farlo con serenità.
Stare un mese in India nel suo ashram e vivere gomito a gomito con lui ed i suoi ragazzi, giovani che studiano con lui e si affidano ai suoi insegnamenti, mi ha trasmesso un sacco di cose, una delle quali è che la vita è complessa perché così la rendiamo noi ed ancor prima l'ha resa una cultura che è il risultato di decenni, secoli, millenni di "complessificazione". Tutto potrebbe apparire più semplice ed in molte delle parole di Swamiji è possibile scoprire un ritorno ad una chiarezza primordiale che pervade tutto.
Beh, ci sarebbe ancora moltissimo da scrivere e se mi andrà lo farò nei prossimi giorni. Intanto mi scuso per avervi parlato di me e di qualcosa che è lontano dalle vostre vite, non so se contro la vostra aspettativa oppure incuriosendovi e chissà, magari un ciccinino appassionandovi. Adesso non mi aspetto che corriate a prenotarvi per l'incontro con Swamiji di questo fine settimana, né che vi rechiate al primo centro Yoga sotto casa a scoprire i cento benefici della pratica. Però mi piacerebbe avervi trasmesso, per una frazione di secondo almeno, la sensazione che, come per me, si può cambiare il proprio punto di vista, il che non è necessariamente un male :) Non è istantaneo, può passare del tempo, ma la gente cambia e può cambiare in meglio.
Per stasera è tutto. Namasté.
E invece eccomi, a molti non interesserà, lo so; questo blog è nato fin dall'inizio con lo scopo di lasciare una traccia indelebile (per quanto lo possa essere un post in rete) dei miei pensieri prima di tutto per me stesso, perché fra X anni possa battermi fragorosamente un palmo sulla fronte e ricordarmi di ciò che ero e ciò che elucubravo. Invece stasera scrivo anche per chi mi legge, in un eccesso (qualcuno penserà) di presunzione od ostentato proselitismo, ma chi mi conosce sa che il mio primo mantra, ancor prima che questo termine acquisisse per me un significato ben più profondo e attinente alla realtà, è per parecchio tempo stato "condivisione".
Esaurita la doverosa premessa, mi piacerebbe quindi brevemente darvi qualche indizio su ciò che, inevitabilmente, mi ha reso una persona differente, negli ultimi anni. No, non "differente" come "migliore" ma semplicemente "diversa" rispetto al quel mio status che non mi piaceva, non mi soddisfaceva affatto. Chi mi conosce un po' meglio sa quel che intendo e starà già ridacchiando sotto i baffi, ma tant'è... :)
Da un paio d'annetti a questa parte ho vissuto più da vicino il concetto di Yoga, che già solo a guardare la pagina di Wikipedia sembra una roba parecchio esotica, trascendentale e lontana dall'attualità della nostra vita quotidiana (non volevo fare la rima con quotidianità :p) e invece così non è, nonostante ciò che potete pensare. "Fare Yoga", impegnarsi un paio di volte a settimana per prendersi cura di sé stessi prendendosi cura del mondo, condividere con gli altri praticanti seppur lavorando col sé, vuol dire molte cose. Non vuol dire palestra, sebbene l'aspetto fisico sia presente e sia di notevole impatto. Non mi stancherò mai di dire che nel periodo in cui praticavo due volte a settimana già il mio atteggiamento corporeo dimostrava un notevole benessere per mezzo di una postura più corretta, figuriamoci quando mi alzavo giornalmente alle cinque del mattino (splendida attitudine acquisita in India) per il saluto al sole... Adesso da un po' a causa di un piccolissimo incidente il tempo che dedico a me stesso si è ahimè accorciato e sono stato costretto ad interrompere la pratica mattutina e i risultati si vedono: sono un rottame!
Tornando a noi, lo Yoga per me non è solo stare in forma così come non dovrebbe esserlo per ogni praticante. Non è nemmeno soltanto trovare uno spazio interiore, essere in pace con sé stessi nel momento in cui si pratica la cosiddetta (e tanto abusata nella sua definizione) "meditazione". Ma che cos'è la meditazione? Vi assicuro che non è niente di ciò che si può insegnare in un corso da 8 ore o che si acquisisce dopo un mese di Yoga. Ma neanche un anno. Non c'è un "tempo per meditare", c'è una vita, ed ognuno di noi capirà quando avrà realmente meditato o quando solo ci si sarà avvicinato. Molti altri non lo capiranno nemmeno. Altri, la quasi totalità, non mediteranno mai. L'equilibrio interiore quindi sarà notevolmente stimolato e messo alla prova, aiutato, ma neanche l'aspetto psichico esaurisce il concetto di "fare Yoga".
C'è un altro aspetto parecchio importante, e se siete arrivati a leggere fin quaggiù, forse per curiosità, forse perché realmente interessati, non posso che ringraziarvi di già, solo per esserci arrivati. Se allora vi state chiedendo a cosa alluda, sappiate che mi riferisco allo stile di vita, e il mio incontro con Swamiji e il conseguente viaggio in India hanno aperto per me questa nuova prospettiva, la più importante.
Mi rivolgo nuovamente a coloro che mi conoscono più da vicino: ricordate quanto ero prossimo al nervosismo, all'ansia, allo sbattimento 2-3 anni fa? Certo, non a livelli patologici, ma sapete che somatizzavo facilmente le mie beghe sul campo professionale così come della realizzazione personale. D'altronde il grande cambiamento di spostarsi da una provincia all'altra (miiiiii, incredibile vero?) non è stato completamente privo di traumi. Eppure lo Yoga mi ha messo su un binario ed io ci sono rimasto sopra inconsapevolmente allineato per diversi mesi, senza andare però oltre quei due aspetti (fisico e psichico). Poi la fortuna di seguire Gio nei suoi incontri e di imbattermi in Swami Ananda Chaitanya. Anche lì, non è che si incontra una persona e la vita svolta da un momento all'altro! Ci si avvicina, lo si studia, ci si approccia anche con parecchi dubbi, ci si allontana e poi... poi... poi si passa ad uno stato ulteriore. Non so se riuscirò a spiegarvi ciò che è stato per me. Ovviamente non mi aspetto che accada a tutti coloro i quali incontreranno Swamiji. Sappiate che è una persona molto solare ma allo stesso tempo profonda, difficile da inquadrare, eppure semplicissima. Davanti a lui mi pongo con un certo timore reverenziale ma allo stesso tempo con la consapevolezza di potermi aprire e soprattutto di scoprire nelle sue parole, nelle sue riflessioni e considerazioni, un pezzetto dell'universo. È come se avesse una visione chiara su molte cose (tutto?) e riesca addirittura a trasmetterla, che siano ovvietà, robe che uno al momento esclama "è vero, è così, come ho fatto a non pensarci prima", altre invece "certo sarebbe bello che fosse così, chissà", altre ancora semplicemente "forse non ci arrivo", ma il tutto è presentato con una tale semplicità ed un approccio così diretto e calato nella quotidianità che... insomma sì, mi ha cambiato la vita. Ma sono tuttora in continuo cambiamento e chissà la vita dove mi porterà. Per adesso ad ascoltare le sue parole e confrontarle con quanto mi circonda, con spirito critico. Ciò ovviamente non mi isola dal resto del mondo e non mi porta lontano da ciò che ero e dai miei cari, dai miei amici. Mi dà solo un'altra prospettiva, un'angolazione dalla quale guardare il mondo, me stesso, gli altri. Poi lui ha il dono di saperti inquadrare con uno sguardo ed adattarsi al tuo modo di porsi, così chiunque si approccia a lui può farlo con serenità.
Stare un mese in India nel suo ashram e vivere gomito a gomito con lui ed i suoi ragazzi, giovani che studiano con lui e si affidano ai suoi insegnamenti, mi ha trasmesso un sacco di cose, una delle quali è che la vita è complessa perché così la rendiamo noi ed ancor prima l'ha resa una cultura che è il risultato di decenni, secoli, millenni di "complessificazione". Tutto potrebbe apparire più semplice ed in molte delle parole di Swamiji è possibile scoprire un ritorno ad una chiarezza primordiale che pervade tutto.
Beh, ci sarebbe ancora moltissimo da scrivere e se mi andrà lo farò nei prossimi giorni. Intanto mi scuso per avervi parlato di me e di qualcosa che è lontano dalle vostre vite, non so se contro la vostra aspettativa oppure incuriosendovi e chissà, magari un ciccinino appassionandovi. Adesso non mi aspetto che corriate a prenotarvi per l'incontro con Swamiji di questo fine settimana, né che vi rechiate al primo centro Yoga sotto casa a scoprire i cento benefici della pratica. Però mi piacerebbe avervi trasmesso, per una frazione di secondo almeno, la sensazione che, come per me, si può cambiare il proprio punto di vista, il che non è necessariamente un male :) Non è istantaneo, può passare del tempo, ma la gente cambia e può cambiare in meglio.
Per stasera è tutto. Namasté.

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2 commenti:
Ciao, ho letto tutto d'un fiato ...!! Sono arrivata qui vagabondando in rete, cercando un nome per un mio eventuale blog, che ci sarà, non ci sarà... boh! e tra "zibaldone, elucubrazioni e sincretismo" sono arrivata a te! ... ogni volta accade come una magia e trovo la conferma che il caso non esiste perchè incontro sempre persone che mi sono in un certo modo "sorelle" ... non so se riesci a capirmi! Beh, in ogni modo, volevo dirti che capisco benissimo quello che intendi dire quando parli dello Swamiji, quel passare ad uno stato ulteriore, quella prospettiva diversa... Aggiungo che in un cammino di ricerca e di evoluzione ognuno ha il suo personale "swami" e che non necessariamente questo è sempre una persona, può essere qualsiasi cosa, anche un libro, un film, una canzone, anche una semplice frase sentita di sfuggita su un autobus cittadino, tutto può creare connessioni di pensiero e da un concetto passi ad un'altro, in un istante, e all'improvviso una tessera di mosaico che avevi in tasca e che forse non sapevi neanche di avere, e che non sapevi proprio come collocare, prende istantaneamente una posizione collocata accanto ad un'altra con cui combacia perfettamente... e magicamente il disegno prende forma, lo vedi, lo capisci... ma è un puzzle che non termina mai, a quella tessera se ne aggiungerà un'altra, e poi un'altra ancora, il disegno completo credo si avrà solo alla fine dei nostri giorni, forse allora capiremo il Tutto, e capiremo la ragione stessa della nostra Vita.
Personalmente ho uno spirito anarchico, non mi lego a scuole o a maestri, anzi, un pò temo di rimanerne succube e che il legarmi possa in un certo modo arrestare il mio cammino di ricerca. Io sono l'artefice autodidatta del mio percorso, ciò non vuol dire che io non abbia avuto maestri, ne ho avuti tanti e ognuno mi ha dato qualcosa e i miei grazie non saranno mai abbastanza, ma li considero più che altro "compagni di viaggio" con cui condividere una parte del cammino, perchè i sentieri sono tutti diversi e ognuno ha il suo. La cosa importante è che quando l'allievo è pronto, il maestro arriva, sotto qualsiasi forma e io spero di incontrarne sempre tanti. Forse mi sto dilungando troppo e me ne scuso, non so nemmeno se in giro avevi messo una tua mail perchè quello sarebbe stato forse uno spazio più appropriato per queste mie "elucubrazioni". Prima di lasciare volevo darti un'info, ho visto in un altro post che ti interrogavi sul lavoro e sulle passioni, sulla tua mancanza di energia, a tal proposito volevo consigliarti un libro "Adesso basta" di Simone Perotti, lui è un gran personaggio! in rete trovi molto, c'è anche un suo blog, lasciati suggestionare, da cosa nasce cosa, magari può esserti d'aiuto, un'altra tessera preziosa per il mosaico!!
Ciao e buon cammino. Ti lascio una mail ( herena17@yahoo.it ), se vuoi non disturbi, ma non sentirti obbligato! :-)
Un saluto
Nicoletta
Fiuuuuu! Che scrivere Nicoletta, a quanto pare hai colto il messaggio (UN messaggio, uno dei tanti?) e la tua lunga "elucubrazione" mi coglie impreparato, ma non te ne scusare. È vero, si può riscontrare un "maestro" praticamente in ogni cosa, oggetto, accadimento, gesto, solo che al momento (qui, ora) sono convinto che la mente molto spesso prenda il sopravvento sul percorso intrapreso come sui suggerimenti che il più delle volte non riusciamo a cogliere. Siamo davvero troppo spesso distratti quotidianamente da persone, fatti, sentimenti, passioni, anche inezie che tentano di rovinarci la vita. Ben venga quindi, a mio avviso, qualcuno che più palesemente ci "suggerisca" il percorso o meglio, che ce ne indichi uno, poi saremo liberi di seguirlo, voltargli le spalle, intraprenderne uno diverso e magari, perché no, costruirne uno tutto nuovo ed originale.
"Quando l'allievo è pronto, il maestro arriva", hai ragione, e ben più importante (aggiungo) è la conoscenza trasmessa dal maestro piuttosto che il maestro stesso. Da qui l'importanza della tradizione, dell'oggettività di alcune verità che ci piace inseguire e chissà se riusciremo mai a raggiungere!
Perotta non lo conoscevo, ma leggerò l'estratto gratuito che è disponibile su iTunes, sembra interessante e avevo già leggiucchiato qualcosa sull'argomento.
So di stare dimenticando qualcosa ma a te piace credere che il caso non esiste quindi in caso, caso sarà. Buona vita!
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