Mi sa di essermi allontanato un po' troppo, ultimamente, dai propositi originari di questo sito, che non nasce come un immenso calderone di argomenti disparati, ma per raccogliere i miei pensieri, o elucubrazioni.
In molti ancora approdano a questi lidi con la speranza di avere una definizione di elucubrazioni mentali; con questi mi scuso, forse prima o poi ci arriveremo (assieme, non vorrete che mi sobbarchi da solo quest'onere?), per ora si accontentino di approfondire sull'egomorfismo.
Mi va di parlarvi dei tempi odierni, seguendo il filo del discorso di un mio ragionamento degli ultimi giorni, di come sia necessario passare dal pensiero all'azione. Detta così è una cosa un po' vaga, forse pure sovversiva. Mi piacerebbe avere un dizionario tanto ricco da poter esprimere con parole più adatte ciò che mi frulla in testa. Fornirò qualche esempio, così da rendermi più comprensibile ai più.
Una cosa è pensare di fare qualcosa, un'altra farla. Personalmente sono sempre (negli ultimi dieci anni, sicuramente) stato dell'opinione che per far qualcosa bisogna prima studiarla; così prima di affrontare un compito o un lavoro, ho sempre anteposto a questo una fase di ricerca alquanto approfondita e di comprensione. Ultimamente mi sto un po' ricredendo; quanto tempo risparmierei a buttarmi a capofitto nei miei progetti! Certo, incontrerei delle difficoltà dinanzi le quali potrei risultare impreparato ma, in fondo, chi può dirsi preparato a tutto ciò che può accadere, chi può definirsi preparato alla vita? Così sto pensando di riflettere meno e agire di più.
In seconda istanza, alcuni frangenti potrebbero richiedere proprio di non ragionare. Mi spiego: potrebbero esserci aspetti che non richiedono la riflessione, la lucidità di un'argomentazione, ma solo un istinto e un trasporto che sono superiori, a un livello più sottile. E in questo gruppo potremmo metterci i sentimenti, le sensazioni, il metafisico (a volte più tangibile del materiale) e chissà quant'altro. Purtroppo non c'è un interruttore on/off che permette di scegliere di non pensare. Ma ci sto lavorando.
Infine, potremmo sbracciarci anche sul sociale. In un'Italia (per restringere un po' il campo e non parlare di problemi a livello mondiale) in cui i casi come quello dei Monteriso di Lucca sono all'ordine del giorno, un paese nel quale una rete illegale viene protetta dal quasi-capo dello stato con leggi e proclami ad hoc, beh, c'è da rimanere con la mandibola spalancata. Eppure che si fa? Si parla, si discute, si riflette, ma in definitiva non ci si sbraccia per porre fine a tali scempi della dignità umana. Sì, perché la colpa è nostra. Mia e tua, di te che leggi.
Sì, è un'ottima cosa pensare di pensar di meno.
06 dicembre 2008
Pensieri - Non pensieri
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